#06 Undisclosed desire

Noi non sappiamo ciò che vogliamo ma siamo pronti a mordere qualcuno per ottenerlo
Will Rogers

Muse – Undisclosed desire

Uno dei principali benefici secondari dell’aver fatto il liceo classico è l’avere facilmente accesso all’affascinante mondo dell’etimologia delle parole.
Il verbo desiderare deriva dall’unione della particella de + il verbo siderare.
Siderare vuol dire contemplare le stelle a scopo augurale e indicava la pratica degli aruspici di cercare delle risposte alle domande umane nelle stelle.
Il de può essere inteso come particella avversativa, indicando quindi un’interruzione o una negazione dell’azione che potremmo tradurre più o meno così: non poter più guardare le stelle a scopo augurale o smettere di guardare le stelle a scopo augurale.
Le interpretazioni possibili sono tante, ma per me la più suggestiva è proprio smettere di guardare le stelle a scopo augurale, cioè ormai ho interrogato le stelle, sono a conoscenza del mio destino e non posso fare altro che (at)tendere ad esso.
Le possibili declinazioni del verbo desiderare e della parola desiderio sono tantissime, ma a me piace pensare che desiderio è libertà.
Desiderare qualcosa, seguendo l’interpretazione etimologica a me cara, prevede che tu ti sia posto delle domande e abbia già scrutato le stelle prima di poter desiderare e questo è un lusso che non tutti possono permettersi. Per quanto sembri una cosa scontata, avere la possibilità di essere in contatto profondamente con se stessi e con i propri desideri non lo è affatto.

Per poter desiderare bisogna essere liberi, non essere schiacciati dal desiderio dell’altro ma avere la possibilità di essere soggetto desiderante: solo questo ci permette di poter essere anche oggetto del desiderio dell’altro, e dunque di essere amati.
La libertà del desiderio è il regalo più grande che possiamo fare a un altro essere umano: un regalo che non si esaurisce nel momento in cui viene elargito ma che, al contrario, può crescere, fiorire e diffondersi all’infinito.

Tanti filosofi e psicoanalisti hanno parlato del desiderio, ma è molto suggestiva la spiegazione a partire da Lacan (ma non solo) che ne ha dato Massimo Recalcati.


Z.

Il muro dei desideri

Qualche giorno fa mi è capitato di sentire alla radio un intervento di Luciana Littizzetto. Parlava del sentirsi in questo periodo come una zattera in mezzo al mare: in certi giorni il mare è tranquillo, c’è il sole, in certi altri il mare è agitato, si teme l’arrivo dello squalo. In nessun caso si vede l’orizzonte. Non si sa dove si sta andando.

L’immagine mi ha colpita. Sento su di me l’alternarsi di momenti di luce, a volte è proprio il sole fuori a riflettersi sul mio umore, ad altri di cupezza. Si parla del dopo, al futuro, ma è un futuro indefinito di cui non sappiamo né possiamo tracciare i confini temporali. Al momento l’orizzonte non si vede, tantomeno si avvista la terra.

Mentre attendiamo di (ri)tornare a vederlo, possiamo colorare i nostri muri di tutti i desideri per “quando tutto questo finirà…”. Io e la mia coinquilina lo abbiamo fatto letteralmente.

Q

Abbiamo pensato di condividere con voi alcuni dei nostri desideri sulla pagina Facebook. Attendiamo di leggere i vostri!